Ricerca senza animali, Hartung: «La scienza è pronta, i governi ancora no».

Il prof. Hartung della Johns Hopkins Bloomberg porta dati concreti a sostegno della sua tesi: fra il 2005 e il 2008 in tutta l’Ue il ricorso alla sperimentazione animale nell’industria farmaceutica è calato motu proprio del 25%. Il professore della Johns Hopkins Bloomberg: «È solo questione di business, le …

via LEGA NAZIONALE PER LA DIFESA DEL CANE:

Ricerca senza animali, Hartung: «La scienza è pronta, i governi ancora no».

Il prof. Hartung della Johns Hopkins Bloomberg porta dati concreti a sostegno della sua tesi: fra il 2005 e il 2008 in tutta l’Ue il ricorso alla sperimentazione animale nell’industria farmaceutica è calato motu proprio del 25%.

immagine dal sito corriere.itIl professore della Johns Hopkins Bloomberg: «È solo questione di business, le aziende ne farebbero volentieri a meno»
Le aziende farmaceutiche – perlomeno quelle che sostengono in proprio i costi della ricerca – hanno tutto l’interesse ad abbandonare la sperimentazione animale. Se non proprio per una questione di etica, quanto meno per un discorso di business. Perché sperimentare sugli animali comporta costi e tempi lunghi che male si combinano con il mercato – perché i farmaci salvano la vita, ma sono pur sempre prodotti commerciali e con il mercato si devono necessariamente confrontare – e con la rapidità di cambiamento che esso oggi richiede.
Thomas Hartung non ne ha alcun dubbio. Professore alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, fra il 2002 e il 2008 è stato a capo del Centro europeo per la convalida dei metodi alternative (Ecvam) della Commissione Europea. «Basterebbe un dato – spiega Hartung al Corriere.it -: fra il 2005 e il 2008 in tutta l’Ue il ricorso alla sperimentazione animale nell’industria farmaceutica è calato motu proprio del 25%. Ogni volta che le aziende possono passare ai metodi alternativi, semplicemente lo fanno». Perché sono convenienti. Perché danno risultati più efficaci. E perché li danno in tempi più stretti. Lui sgombra subito il campo da ogni possibile equivoco e spiega che a suo parere, «bisognerebbe sempre avere validi motivi per sacrificare esseri viventi». E che «visto che i metodi alternativi esistono è doveroso utilizzarli».

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11 febbraio 2014


Per questa news ringraziamo:

LEGA NAZIONALE PER LA DIFESA DEL CANE

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